OLTRE LO SCHERMO

incontri fotografici e non.

Incontrarsi,

raccontarsi, farsi permeabili, 

intuire e probabilmente,

restituire in creatività e senso artistico.


È questo un tempo strano, in cui la vita sembra scorrere su binari paralleli alla nostra, vissuta da altri, velocemente, in una dimensione che non ci appartiene e che non riusciamo mai davvero a raggiungere. Spesso tutto ciò genera un senso di impotenza, paura e ansia. Ma la nostra esistenza deve per forza limitarsi a ciò che appare come la periferia di qualcosa di più denso e significativo, che però ci sfugge? Non è forse tutto questo il frutto di una patologia sociale che sta estraniando l'uomo da se stesso? Credo di sì, nasce allora il desiderio di riprendere possesso del proprio attimo, della propria realtà, dando voce a ciò che il corpo e l’animo comunicano in ogni istante. Poiché ogni individuo è intrecciato con l’altro, diventa naturale cercare un dialogo e un incontro con persone che desiderano esplorare i gesti della auto conoscenza attraverso l’arte o, più semplicemente, la creatività.



Fotografare, almeno nel modo in cui io faccio, nella fotografia di strada, ha bisogno di un tempo dedicato. È una fotografia povera e, in un certo senso, anche umile, perché non presuppone scenari raggiunti come zone di bellezza naturale o soggetti particolari come animali da scovare in lontananza con potenti teleobiettivi. Occorre una macchina fotografica semplice, tascabile, che possa essere tirata fuori quando all'occorrenza e ti permetta di fotografare degli istanti in velocità. Il fotografare è quindi un gesto di riconnessione alla realtà e anche conoscitivo, perché ha sempre bisogno che tu ti fermi lungo la strada, guardi, consideri gli aspetti, chi sta passando, lo scenario, la luce,